Fondazione Aldo Della Rocca Ente Morale per gli Studi di Urbanistica Fondazione Aldo Della Rocca
 
    
    
 
Produzione Scientifica ed Editoriale
 
 
Utilizziamo i cookie, anche di terze parti, per alcuni dei nostri servizi. Continuando la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Ulteriori Informazioni OK
 
:: Produzione scientifica ed editoriale

:: Collana "Studi Urbanistici"

:: Collana "Atti Convegni e ricorrenze"

:: Collana "Ricerca e Documentazione"

:: Collana "Edizioni Anastatiche"

Volume VII - VII Concorso 1966. Pianificazione economica e piani urbanistici, a cura di Corrado Beguinot, F.A.D.R., Roma 1970.

Nel 1966, il Consiglio di Amministrazione della Fondazione, per la prima volta dalla nascita dell'Ente, si trovò di fronte ad un vero e proprio dilemma sul tema da proporre agli studiosi per il settimo Concorso Nazionale. La disciplina si stava evolvendo in maniera complessa e le tematiche da affrontare, quasi tutte urgenti allo stesso modo, erano numerose.
Dopo un acceso dibattito il Consiglio individuò due argomenti il cui approfondimento appariva, all'epoca, più urgente degli altri: il problema della interconnessione fra pianificazione economica e piani urbanistici, difficilmente realizzabile e quello della conservazione e salvaguardia dei centri storici. Temi fra loro quasi antitetici, con pochi punti in comune, quanto meno ad un primo approccio, ma che, in ogni caso, dovevano essere affrontati, per un loro approfondimento, alla luce dell'accelerazione che i processi di sviluppo socio-economico avevano assunto nel nostro paese a seguito del cosiddetto miracolo economico, a cui guardava tutto il mondo occidentale.

Il Consiglio scelse di dare la precedenza al tema della "Pianificazione Economica e Piani Urbanistici", partendo dalla considerazione che una corretta comprensione di questo argomento, in un periodo dominato dalla volontà di pianificare per periodi temporali circoscritti, poteva aiutare ad inquadrare il problema dei centri storici.
A questo punto, però, risulta difficile andare avanti nell'inquadramento storico di questo tema e delle vicende successive; preferiamo invece riportare un brano dell’introduzione al settimo volume della collana "Studi Urbanistici" il cui curatore fu l'attuale Presidente della Fondazione, Prof. Corrado Beguinot.
"Va qui precisato come, a nostro avviso, il momento successivo alla individuazione degli obiettivi di sviluppo a scala nazionale debba essere la determinazione di una strategia regionale di intervento, e quindi l'analisi e il raffronto, in termini di modelli alternativi, di schemi di sviluppo caratterizzati da differenti successioni attuative e con diverso timing per le varie fasi.

Esaminiamo nell'ordine alcuni di questi aspetti. Anzitutto, va premesso che non possono essere sottovalutati i rilievi critici e le preoccupazioni, da più parti avanzate, circa la congruenza delle attuali suddivisioni amministrative, con quelle che potrebbero essere delle ottimali delimitazioni di entità geo-urbanistiche, individuate con finalità e secondo criteri specifici della pianificazione. Non vi è dubbio che siffatte perplessità siano fondate e che, qualora le singole regioni dovessero tracciare, ciascuna indipendentemente dall'altra, autonomi programmi e disegni di sviluppo, i rischi di accentuare anziché ridurre gran parte degli squilibri esistenti, non mancherebbero di gettare pesanti ipoteche sullo sviluppo globale del paese.
In questo caso, in assenza cioè di una politica nazionale di amènagement du territoire, un grosso danno deriverebbe, sia alle zone in fase di avanzato sviluppo (a causa degli inconvenienti da congestione), sia alle regioni en perte de vitesse, sia infine alle aree ancora escluse dallo sviluppo. Ma se, viceversa, il livello amministrativo e la scala territoriale della regione vengono assunti come momenti di esplicitazione e specificazione, oltre che di attuazione, di programmi e disegni a carattere nazionale, allora sembra indubbio che l'introduzione della struttura regionale consentirà, da un lato, di eliminare gran parte delle lentezze, delle interferenze, dei burocratici ritardi che oggi affliggono l'iter della pianificazione e, dall'altro, di analizzare i fenomeni e di attuare gli interventi, ad una scala intermedia tra il livello comunale e quello nazionale, necessariamente sintetico nelle sue grandi linee.

L'inadeguatezza del livello comunale non risulta solo dalla ormai acquisita letteratura sulle unità geo-urbanistiche, ma è anche riconoscibile in rapporto ad un altro ordine di considerazioni. Le esigenze della società prevalentemente urbana trovano, infatti, il più soddisfacente riscontro nel modulo organizzativo territoriale della regione; anzi, si potrebbe dire che, come per la società rurale questo modulo di base era costituito dal comune, quale area di naturale pertinenza dell'insediamento monocentrico, così per la società industriale e terziaria, caratterizzata da una spiccata mobilità, il modulo territoriale minimale, ai fini di una efficiente politica di gestione, è la regione; questa, che si tratti di una struttura polarizzata o discreta, o comunque organizzata sotto il profilo morfologico, giuoca un ruolo fondamentale nella definizione delle forme e delle strutture urbanistiche".

Questo brano coglie i termini essenziali del problema: l’individuazione, quanto più esatta possibile, delle aree geografiche ed amministrative di intervento al fine di coordinare al meglio due metodologie operative, la programmazione economica e quella urbanistica, autonome ma il cui fine ultimo è il medesimo: il miglioramento delle condizioni economiche, sociali ed abitative dell'uomo. Tema che, dai primi anni settanta ad oggi, ha dominato la scena del dibattito e del reciproco interscambio fra le due scienze, portando alle politiche operative che hanno caratterizzato la crescita italiana fino a far assurgere la nazione al ruolo di sesta potenza industriale mondiale ad economia diffusa e a quella di uno dei migliori luoghi al mondo per vivere (fatte eccezione per alcune situazioni di cronico disagio e tensione abitativa ben localizzate).

Ancora una volta la Fondazione precorse i tempi e mise a disposizione del nascente dibattito politico-culturale, le riflessioni di un folto gruppo di studiosi destinati, negli anni, ad indirizzare parte della politica nazionale sul tema. A tale proposito ci è d'obbligo ricordare l’allora giovane Ing. Mario d'Erme (titolare, fino alla conclusione della sua vita terrena, della pagina urbanistica dell'Osservatore Romano, organo di stampa ufficiale della Santa Sede e, per molti anni, prezioso Consigliere di amministrazione della Fondazione Della Rocca) che, per un ventennio, ha diretto l'ufficio studi della Cassa per il Mezzogiorno indirizzandone le politiche di intervento e contribuendo all’accettazione dei criteri di stretta interconnessione fra programmazione economica e pianificazione urbanistica in tutto il Mezzogiorno d'Italia.

 

 
     
La Fondazione Della Rocca | Corrado Beguinot | Contatti
Storia, Atti Costitutivi | Attività e Programmi | Produzione scientifica ed Editoriale | Per la Città Interetnica Cablata
     Tutti i diritti riservati © 2007 - 2015
Realizzato da NapoliWeb S.r.l. - Siti web a Napoli