Fondazione Aldo Della Rocca Ente Morale per gli Studi di Urbanistica Fondazione Aldo Della Rocca
 
    
    
 
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Volume XII - XII Concorso 1976. Il ruolo delle Regioni nella disciplina e gestione del territorio, a cura di Ardea Ferrero, A. Giuffré, Milano 1979.

Le monografie presentate per l'undicesimo Concorso Nazionale avevano evidenziato come l'esperienza urbanistica delle altre nazioni europee si era da tempo indirizzata, senza possibilità di ritorno, verso l'ambito regionale. Ovunque si era compreso che la scala nazionale non era in grado di operare un adeguato controllo, né di costituire un motore per lo sviluppo locale. Il livello nazionale poteva, al massimo, individuare una politica di indirizzo generale; l'operatività pratica, rispettosa delle componenti culturali endogene delle singole realtà storiche e socio–economiche che componevano la nazione, doveva trovare quindi il suo punto di riferimento in una realtà politica ed amministrativa diversa da quella accentrata dello Stato sovrano.
Lo Stato, in quasi trenta anni di pratica "transitoria" ed in attesa che il modello di società prefigurata dalla Costituzione trovasse la sua attuazione con l'attribuzione di competenze specifiche alle nascenti realtà politico-amministrative regionali, aveva dimostrato di non essere in grado di gestire correttamente le istanze territoriali ed urbane provenienti dalle singole realtà locali, non riuscendo a comprenderne appieno i significati e la reale portata.

In questo quadro, la Fondazione, forte anche dei risultati conseguiti dal precedente Concorso, fece proprie le istanze espresse dalla legge 382/1975 che recava "norme sull'ordinamento regionale e sulla organizzazione della pubblica amministrazione", cercando di indirizzare al meglio le polemiche in corso sui contenuti della delega al Governo ad emanare, per le Regioni a statuto ordinario, uno o più decreti aventi valore di legge ordinaria, diretti a completare il trasferimento delle funzioni amministrative per "settori organici". L'autonomia regionale era ancora "giovane", appena alla seconda legislatura, la definizione e l'accezione della terminologia "settori organici" era vaga e la funzione regionale era ancora quasi tutta da inventare. Funzione tutta in crescita rispetto al primo trasferimento di poteri avvenuto nel 1972 con il gruppo di undici Decreti delegati, emessi per realizzare il primo nucleo di norme applicative del dettato costituzionale.

Il tema del Concorso, quindi, oltre a costituire un passaggio obbligato a seguito dei risultati di quello precedente, si rendeva necessario per affrontare preventivamente, da un punto di vista culturale, il tema dell'urbanistica quale disciplina a servizio del nuovo Ente Regione, nuovo soggetto primario di programmazione, non più subalterno al potere centrale.
Ogni Regione si era affrettata ad attribuirsi, nel proprio Statuto, il ruolo di soggetto primario di programmazione ma poi, di fatto, nell'affrontare il problema dell'assetto del proprio territorio, nessuna di esse aveva ancora provato a svilupparne normativamente le potenzialità e le caratteristiche intrinseche. Si continuava a proporre iniziative che si rifacevano ai prodotti ed ai modelli di sviluppo elaborati in sede centrale, prima della istituzione delle Regioni stesse.

La Fondazione, pertanto, ritenne suo dovere stimolare il dibattito sulla ricerca di un approccio regionale alla pianificazione territoriale ed urbanistica che si distaccasse dallo stereotipato modello statalista e accentratore dei trenta anni precedenti e tale da contemperare le esigenze locali con i più vasti piani-quadro delle politiche di sviluppo sociale ed economico di portata nazionale.

 

 
     
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