Fondazione Aldo Della Rocca Ente Morale per gli Studi di Urbanistica Fondazione Aldo Della Rocca
 
    
    
 
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Volume XI - XI Concorso 1974. Le norme e gli strumenti di pianificazione urbanistica in Europa, a cura di Giuseppe Furitano, A. Giuffré, Milano 1978.

Nella prima metà degli anni settanta il mondo dell'urbanistica, ed in particolare quello della speculazione scientifica, dopo la rottura del 1968, iniziò a riavvicinarsi ad un certo neo-accademismo universitario. Dapprima lentamente e superficialmente, poi sempre più in profondità, questo mondo, dopo gli anni della crescita veloce e a volte sbrigativa, iniziò ad autointerrogarsi alla ricerca del come e dei perché; alla ricerca di una spiegazione a quei sentimenti diffusi e non nascosti di frustrazione ed angoscia da oggetto incompiuto, che serpeggiavano fra gli addetti ai lavori.
Quel senso di "troppo" o di "poco" che assale chiunque si occupi di urbanistica, di fronte alla conoscenza di concetti preziosi che le parole, ed ancor più la pratica, difficilmente riescono a rendere nella loro ricchezza secondo le nostre attese, fu oggetto di attente riflessioni.

La dissonanza fra la giovane età dell'urbanistica, come disciplina moderna in cerca di un difficile bandolo della matassa sulla strada della scientificizzazione e la sua effettiva vetustà di secoli, come unica regola per l'interpretazione degli insediamenti urbani più antichi, iniziò a farsi sentire.
La multiformità dei suoi aspetti - disciplina o tecnica, scienza o arte, area omogenea o coacervo multidisciplinare - e la disponibilità a farsi coinvolgere in previsioni globalizzanti, vuoi dal segno aristocratico e impositivo calato dall'alto, o nell'empiria del "caso per caso", in uno spazio sperimentale di partecipazione dal basso, iniziò a fare riflettere molti studiosi.

La cultura urbanistica attraversava una profonda crisi segnata da un diffuso scetticismo sull'efficacia e sullo sviluppo dei sistemi e dei metodi di pianificazione territoriale che essa utilizzava in rapporto alle finalità essenziali della disciplina. Per anni si era studiato e dibattuto su quanto era stato fatto nel mondo ma poi, lentamente, la disciplina si era sempre più involuta. La pratica non riusciva a rompere i ristretti confini degli interessi locali e la teoria si indirizzava sempre più verso inverosimili scenari. La polemica era all’ordine del giorno ed i suoi maestri, i suoi mentori, erano gli urbanisti. I problemi dell'uomo, dall'emarginazione all'alienazione, fino al limite estremo dell'eversione, tendevano ad assumere preoccupanti dimensioni la cui soluzione, secondo alcuni urbanisti, doveva essere appannaggio loro e della disciplina, in un delirio di onnipotenza ed onniscienza che inevitabilmente, nel tempo, l'avrebbe portata al disastro più totale.
Un quadro, questo, drammatico e che, ancora oggi, ad oltre venticinque anni di distanza, risulta difficile circoscrivere in una corretta ottica storica, tante e tali furono all'epoca le contrapposizioni intellettuali.

In questa situazione, in questo scontro iper intellettualizzato, la Fondazione, nella sua coerenza ventennale, si trovò quasi isolata nel cercare di ricondurre il dibattito nel suo alveo più naturale e più logico: quello della ricerca, dello studio e della conoscenza, verso un futuro sempre più adeguato alle necessità "urbane" dell'uomo, in relazione a quanto di nuovo appariva all'orizzonte.
L'orizzonte era oscurato dalla polemica ma, ad un attento osservatore, non poteva sfuggire che il futuro, anzi, la realtà prossima ventura, già si chiamava Europa. Il Trattato di Roma stava per passare dall'adolescenza alla maggiore età, il numero dei Paesi membri della Comunità Europea aumentava di anno in anno e non era difficile vedere come, pur con tutte le difficoltà del caso e con i necessari tempi storici, si sarebbe giunti ad una maggiore unità culturale, sociale, economica e politica di tutto il continente. Occorreva tempo ma bisognava iniziare a conoscersi meglio e, proprio per questo motivo e per spezzare l'involuzione e la querelle del dibattito urbanistico italiano, la Fondazione propose all’attenzione degli studiosi il tema de "Le norme e gli strumenti di pianificazione urbanistica in Europa".

Conoscersi è sempre stato il miglior modo per comunicare e per abbandonare, o quanto meno per vedere, nella loro giusta dimensione, le piccole beghe del cortile di casa propria. Il contributo, che la Fondazione, con l'undicesimo Concorso Nazionale, volle dare alla nascita dell'Europa in un momento di incertezza, fu originato da questo semplice principio ispiratore.

 

 
     
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